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12 settembre 2008


in Web 2.0
L'evento del giorno alla BlogFest era l'incontro dei blogger con Franco Bernabè, Amministratore Delegato di Telecom Italia. Dal mio punto di vista è un evento riuscito a metà, col bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda dei punti di vista.

Mezzo pieno


Non capita tutti i giorni che l'A.D. di una delle prime aziende per capitalizzazione in Italia decida di dedicare 90 minuti del suo tempo lavoro ad un incontro con rappresentanti del mondo della rete.

"il blog è uno strumento essenziale", ha dichiarato Bernabé, ma poi? Telecom Italia conosce le esperienze di blogging delle telco internazionali, in Europa e negli USA? Qualcuno gli ha detto cosa fanno in Austria, cosa fa British Telecom, cosa fa France Telecom? Forse dovrebbe ascoltare di più, tra i suoi consiglieri, chi conosce personalmente le evoluzioni del social web e ne avrebbe più di uno, interni ed esterni.

Mezzo vuoto

Era prevedibile che l'evento, a mercati aperti, fosse seguito con attenzione dai giornalisti delle agenzie, pronti a battere lanci utili alla comunità finanziaria per capire la strada che Telecom Italia vuole percorrere nelle prossime settimane. Non è un caso se si trovano subito lanci di ANSA, Apcom (l'agenzia di Telecom Italia) e Radiocor.

Bernabè, con tutti i vincoli del caso - se alcune cose non le rivela agli analisti e alla stampa, perché dovrebbe dirle ai blogger? - poteva osare di più e svicolare meno.

Ha svicolato in vari frangenti, evadendo domande molto chiare o girando intorno ad altre, tra l'altro poste con molto garbo e margine di manovra per non sorvolare, né raccontare storie.

Sul tema della neutralità della rete avrebbe dovuto dire chiaramente che Telecom Italia, per un interesse commerciale legittimo, vorrebbe privilegiare alcuni bit (telefonia e televisione) rispetto ad altri, senza raccontarci che è a favore degli utenti con un macigno di ma e una metafora, quella dello spam, che a mio avviso non regge il paragone.

Ho posto una domanda molto chiara e netta che richiedeva una risposta chiara e netta, ma Bernabè ha preferito giustificarsi nel non rispondere. E' possibile avere una data certa per la copertura al 100% del territorio italiano con la banda larga, magari anche con il mobile o il Wi-Max? No, per Bernabè, il problema non si pone perché oggi siamo al 96% e "in breve tempo" (quanto non l'ha voluto dire!) arriveremo al 98,5%. L'altro verrà coperto con nuove tecnologie, non meglio specificate, ma non è colpa di Telecom Italia se gli Italiani hanno costrutio case dove non avrebbero dovuto, causa speculazione edilizia (!!): ti pare una risposta questa?

Se l'obiettivo di Bernabè era quello di mettere una bandierina nel terreno del dialogo con il mondo dei social media, beh, è stato largamente raggiunto. Se invece era quello di accreditarsi come parte che vuole veramente dialogare, con tutta la consapevolezza e le implicazioni che tale scelta impone, l'obiettivo è a mio avviso fallito, per colpa sua e di nessun altro.

In un momento di seria difficoltà con il mercato - il titolo Telecom Italia ha ritoccato il minimo storico recentemente - Bernabè ha colto l'occasione per infondere tranquillità agli azionisti, sicurezza sulla sua permanenza alla guida, ostentando ottimismo sul futuro.

Bernabè ha insistito molto nell'affermare che, tempo 4-5 mesi, l'azienda supererà la fase critica proiettandosi su un futuro nuovo: come non lo ha detto. Certo è che se il titolo dovesse continuare ad affondare o a permanere a questi livelli, forse il futuro di Telecom Italia sarà senza Bernabè.

La vera notizia a mio avviso sta in un violento attacco a Google, definita azienda che fa utili senza investire nell'infrastruttura di rete. Quindi qual'è la ricetta di Telecom Italia, tassare i servizi Google? Penalizzarli, favorendo quelli di chi investe, i provider?


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permalink | inviato da Pandemia il 12/9/2008 alle 22:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) |Versione per la stampa